Perseguire gli scammer: perdete ogni speranza o voi che ci provate

16 Giu


In giro per il web e anche in questo blog qualcuno chiede se è possibile perseguire legalmente gli scammer.
Sono persone che hanno già subito una truffa o hanno in piedi un contatto con una tipa (solitamente dell’est) che gli ha fatto nascere qualche dubbio.
Ho fatto un’analisi del materiale presente in rete su questo tema assai spinoso e penso che la risposta (la mia s’intende) possa essere divisa in due parti.
1- Non hai ancora subito un raggiro

La risposta è semplice: mai inviare soldi e sei a posto.
Se una fanciulla è interessata a te non ti chiederà mai quattrini, in nessun momento della vostra relazione virtuale. Se cominciano richieste economiche è meglio lasciar perdere senza arrovellarsi in dubbi amletici, come un tizio che ha postato la solita fatidica domanda nel forum Pietroburgo.it :

” sono stato contattato da una ragazza russa, almeno penso, ci scriviamo tutti i giorni, dice di essere innamorata di me, ebbene è successo quello che ho avuto il piacere di leggere sul vostro forum, mi ha chiesto dei soldi , secondo voi devo diffidare?”

Garantito al limone che devi diffidare, è un truffatore/trice.
Questo è il messaggio semplice, forte e chiaro che emerge dai siti di dating, dalle agenzie matrimoniali e dalle testimonianze delle persone che hanno fatto esperienze di dating on line.
Però va anche detto che se una ragazza ti chiede informazioni sulla tua situazione economica non c’è niente di male, anzi è una richiesta comprensibile come chiarisce l’ottima guida antifrode di Intermatrimoni:

“Le donne russe vogliono sposarsi con un uomo capace di assicurare finanziariamente i bisogni di una famiglia. Questo non significa che cerca un milionario, ma semplicemente un uomo con una situazione professionale stabile, che gli permetta di assicurare le necessità di una coppia, nella quale la donna potrà non lavorare per un tempo più o meno lungo (il tempo necessario per lei ad imparare l’italiano e trovarsi un lavoro se è il caso)”

Insomma muoversi senza fretta respingendo richieste di soldi è la regola aurea. Claro?

2- Hai già subito un raggiro

Innanzitutto teniamo presente questo: gli scammer nel 99,9 % dei casi agiscono all’estero, perciò gli illeciti addebitabili ovviamente ricadono sotto la giurisdizione degli stati dove sono stati commessi.
Il truffato potrebbe presentare una denuncia alla polizia postale, che come da procedura contatterà le autorità di polizia del paese dove si trova lo scammer.
Oppure, come qualcuno ha già fatto in passato, potrebbe rivolgersi all’ambasciata italiana del posto che comunque si muoverà nello stesso modo.
A questo punto tutto è affidato al senso del dovere degli inquirenti locali, e stiamo freschi: parliamo di stati come la Russia, l’Ucraina o di nazioni africane come la Nigeria.
In tali ameni luoghi le forze dell’ordine (mediamente molto corrotte) hanno ben altre grane da affrontare, e per piccoli reati di questo tipo (piccoli per loro, non per chi li subisce) il tasso di menefreghismo è elevato. E non solo per questi mi permetto di aggiungere…
Perciò le probabilità che una denuncia finisca appallottolata dentro il cestino sono alte.
Due anni fa l’FSB (il servizio di sicurezza russo) ha fatto una maxiretata di scammer a Yoshkar Ola, la “simpatica” città della Russia centrale che da anni è la capitale riconosciuta delle truffe informatiche, soprattutto quelle ai danni dei cuori solitari.
Ritengo che si sia mosso soprattutto per salvare l’immagine della Russia dato che lo scamming aveva raggiunto un livello intensissimo (l’ambasciata belga di Mosca sempre in quel periodo riceveva in media 35 denunce a settimana). Ma una rondine non fa primavera…
Secondo il Mail On Sunday dietro gli scammer spesso c’è la mafia russa che con questa attività fattura circa 50 ml di dollari l’anno.
Perciò o abbiamo a che fare con free-lance o con loschi personaggi legati addirittura alla criminalità organizzata, difficili da individuare e ancor più da perseguire.
Resta un’altra possibilità: bypassare le autorità italiane e rivolgersi a un avvocato locale. Chi si arrischia a provarci?
Un problema di fondo è che manca una normativa internazionale per tutelare gli internauti, come racconta La Stampa qui.
Le normative di riferimento sono ancora quelle nazionali con tutte le complicazioni che ne derivano. L’articolo è incentrato sullo spam ma sono evidenti le analogie con lo scam.
Ma c’è anche una differenza secondo me: per lo spam (o per il phishing) ci si può attendere prima o dopo un intervento che assicuri una maggior tutela internazionale agli utenti di Internet, sia per la vastità di questi fenomeni, sia perchè vanno a toccare temi come l’affidabilità dell’E-Commerce o delle transazioni bancarie su cui c’è una maggiore sensibilità politica.
Per lo scam invece ci sono ben poche speranze. Meglio che ognuno si protegga da solo con la prudenza.

Ghost Rider

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